domenica 12 agosto 2012

L’Italia non reggerebbe la verità sulla trattativa Stato-mafia



di Edoardo Petti
Parla lo storico Giorgio Galli. «I giornalisti del Fatto esagerano nel linguaggio e negli accenti, ma nel contenuto delle loro critiche hanno pienamente ragione. L’estrema cautela delle altre testate presenta una giustificazione logica in una fase di acuta crisi economica e sociale. Comunque a mio avviso i pubblici ministeri di Palermo meritano di essere sostenuti e incoraggiati».

Una congiura del silenzio operata all’unanimità dai grandi giornali e dai vertici istituzionali, per contribuire all’isolamento dei magistrati della Procura di Palermo e anteporre la difesa della Ragione di Stato all’accertamento della verità. Nelle pagine di apertura del Fatto Quotidiano risuona un’accusa durissima contro il trattamento di basso profilo e l’estrema cautela con cui i principali organi di informazione stanno affrontando il tema della presunta trattativa fra apparati dello Stato e Cosa Nostra, e del suo intreccio con la stagione delle stragi e degli omicidi eccellenti.

Le critiche avanzate dalla testata diretta da Antonio Padellaro coinvolgono anche il comportamento e le iniziative di quel Consiglio superiore della magistratura che fino a pochi mesi fa non esitava a contrastare e bocciare le leggi ad personam e la riforma dell’ordinamento giudiziario promosse dal governo Berlusconi, ma che oggi decide di aprire un fascicolo contro le parole pronunciate dal procuratore generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato, nel corso della commemorazione di Paolo Borsellino.

Sulla validità e fondatezza del j’accuse del Fatto abbiamo voluto interpellare lo storico della politica Giorgio Galli, per il quale il comportamento tenuto dalla grande stampa trova una spiegazione logica e inquietante allo stesso tempo.

Professore, il Fatto Quotidiano denuncia l’ostracismo e la strategia del silenzio, promossi simultaneamente dalle più alte istituzioni repubblicane e da quasi tutti gli organi di informazione, contro le indagini della Procura di Palermo sulla presunta trattativa fra Stato e Cosa Nostra. Condivide una simile accusa?
Eviterei l’espressione “congiura del silenzio” e parlerei piuttosto di estrema cautela da parte delle principali testate italiane. Comportamento che a mio giudizio presenta una giustificazione logica. I temi toccati e sollevati dalle indagini della Procura di Palermo sono tra i più scottanti, poiché coinvolgono il passaggio fra le due fasi della storia repubblicana. La scoperta della loro gravità, in una fase di acuta crisi economica e sociale oltre che di profonda sfiducia e disaffezione nella politica, renderebbe intollerabile la realtà italiana. Che potrebbe rischiare un crollo di regime.

Le nostre istituzioni non sarebbero dunque in grado di sopportare il peso della rivelazione completa della verità su quella stagione? A tal punto è arrivata la loro debolezza?
Ritengo di sì, purtroppo. Fra il 2007 e il 2012 sono stati pubblicati tre libri assai interessanti. “Nelle mani giuste”, romanzo ricco di spunti di verità scritto da Giancarlo De Cataldo, “La Convergenza. Mafia e politica nella seconda Repubblica”, frutto di un’inchiesta condotta da Nando Dalla Chiesa, e “Il vile agguato”, ricostruzione documentata compiuta da Enrico Deaglio sull’omicidio di Paolo Borsellino e sull’incredibile vicenda processuale relativa alla strage di Via D’Amelio. Tutti e tre i volumi spiegano come il passaggio fra prima e seconda Repubblica sia avvenuto proprio grazie a una lunga serie di trattative fra apparati dello Stato e Cupola mafiosa: negoziati che alla fine hanno trovato il proprio sbocco nella creazione del soggetto politico Forza Italia. Un percorso segnato dall’azione e dal ruolo determinanti dei servizi segreti e degli uomini di Cosa Nostra. Gli stessi soggetti e gruppi che hanno giocato una parte decisiva nel mistero della scomparsa del giornalista Mauro De Mauro nel settembre 1970, e che ciclicamente hanno operato in tutte le fasi cruciali della vita politica nazionale. Realtà entrambe fondate sulla regola del segreto e della massima riservatezza: fattori che rendono estremamente complicata la ricerca e la raccolta delle prove sul piano investigativo. Se però un quadro simile trovasse robusti riscontri probatori e logico-deduttivi grazie alle indagini dei magistrati palermitani sulla stagione di sangue dei primi anni Novanta, sarebbe difficile da sopportare per la realtà politica di oggi. Si tratterebbe di una scossa non indifferente per un mondo già in piena emergenza.

La “Ragione di Stato” dovrebbe quindi prevalere sulla ricerca di una verità che potrebbe essere dirompente?
Ragione di Stato è l’espressione utilizzata dal procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, per denunciare l’accerchiamento e l’ostracismo istituzionale e mediatico a danno degli inquirenti. Eugenio Scalfari, al contrario, ha invocato il rispetto delle prerogative del presidente della Repubblica per giustificare la necessità di distruggere il testo delle intercettazioni telefoniche tra l’ex responsabile dell’interno Nicola Mancino e il consigliere giuridico di Giorgio Napolitano, Loris D’Ambrosio. Riflessioni entrambe corrette e fondate. Ma lo scontro fra due punti di vista legittimi non può occultare un dato prioritario. Sono convinto che all’Italia dei nostri giorni la scoperta della verità possa giovare enormemente, e ritengo che i pubblici ministeri di Palermo meritino di essere sostenuti e incoraggiati. I giornalisti del Fatto certo esagerano nel linguaggio e negli accenti, ma nel contenuto delle loro critiche hanno pienamente ragione. La loro sacrosanta campagna per l’accertamento della realtà nel biennio 1992-1993, iniziativa degna della stampa libera delle democrazie più avanzate, tende a un obiettivo ben più importante rispetto alla necessità di tenere unite le forze che appoggiano il governo Monti.

Il Consiglio superiore della magistratura si è schierato apertamente dalla parte del Colle nel conflitto di attribuzione sollevato davanti alla Consulta. Ora non esprime una parola a difesa della Procura di Palermo e apre una pratica nei confronti del pg di Caltanissetta, Roberto Scarpinato. Una contraddizione stridente rispetto ai tempi dell’opposizione intransigente contro i provvedimenti del governo Berlusconi in tema di giustizia.
Oggi è venuta meno la centralità del berlusconismo, un fenomeno che turbava e alterava il funzionamento del nostro sistema politico. Ma, come è evidente, i problemi profondi e strutturali che gravano sulle dinamiche istituzionali preesistevano alla discesa in campo del Cavaliere. Illudersi che la sua uscita di scena li abbia magicamente risolti è stato un gravissimo errore.



Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/trattativa-stato-mafia#ixzz23M7lzvwY

BRASILE. CHEVRON E TRANSOCEAN: 30 GIORNI PER SOSPENDERE ATTIVITÀ


Trenta giorni di tempo per sospendere tutte le attività di estrazione e trasporto di petrolio in Brasile: è l’ultimatum rivolto dal Tribunale regionale federale dello Stato
di Rio de Janeiro ai colossi Chevron e Transocean in seguito allo sversamento di greggio avvenuto nel novembre scorso in un giacimento in acque profonde al largo delle coste regionali.

Se le due aziende non rispetteranno la scadenza si vedranno comminare una multa fino a 500 milioni di reais (circa 250 milioni di dollari) al giorno. Chevron ha già annunciato un ricorso, mentre Transocean non si è ancora pronunciata.

Chevron, che aveva congelato la produzione a marzo, dopo una nuova fuga di greggio a pochi km dalla prima sempre nel pozzo di Frade, si apprestava a riprenderla. Il tribunale, tuttavia, “ha compreso la necessità di sospendere le attività delle due aziende che non hanno collaborato, come avrebbero dovuto, nell’applicare la loro tecnologia per evitare o ridurre i gravi danni provocati dall’incidente” ha detto il pm Celso de Albuquerque Silva.

Per lo sversamento di circa 3700 barili di greggio nell’Atlantico, Chevron si è vista infliggere una multa di 50 milioni di reais (24,7 milioni di dollari) dall’Istituto brasiliano dell’ambiente e delle risorse naturali rinnovabili (Ibama). Un’altra multa, dello stesso valore, è stata annunciata nei giorni scorsi dall’Agenzia nazionale del petrolio del Brasile (Anp).

[FB]
Misna
Fonte
◦web: http://www.misna.org/economia-e-politica/chevron-e-transocean-30-giorni-per-sospendere-attivita-02-08-2012-813.html
http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3%3Ao35170%3Ae1

Benzina gratis a Bergamo, preso d’assalto il distributore


Benzina gratis. Il sogno di ogni italiano, soprattutto in questo periodo di stangate di Ferragosto e caro-accise. Non è né una mossa pubblicitaria, è accaduto davvero nel bergamasco, al distributore Total sulla provinciale Dalmine-Villa d'Almè, all'altezza di Treviolo. A causa di un errore del benzinaio, che alla chiusura ha dimenticato di inserire la modalità self service, la pompa ha continuato a funzionare tutta la notte come se lui fosse presente.

Il primo automobilista che si è accorto dell'errore ha scatenato quindi il passaparola avvisando la moglie, poi gli amici fino ad arrivare a un vero e proprio esercito formato da sessanta automobili, che in totale hanno rubato benzina per un valore di 10.000 euro. Range Rover, Mercedes e Suv di ogni tipo hanno fatto la fila per accaparrarsi l'oro nero a un prezzo decisamente imbattibile. Alcuni hanno fatto anche la spola portandosi dietro delle grosse taniche.
Ma i furbetti non avevano considerato una banalità, forse nella foga del "piglia tutto": le telecamere di sorveglianza installate sul distributore. Successivamente alla denuncia del benzinaio, i carabinieri stanno controllando tutte le targhe per individuare i proprietari delle automobili coinvolte in questa vicenda. Partiranno a breve, quindi, raffiche di denuncie per furto.


http://it.ibtimes.com/articles/34594/20120812/benzina-gratis-bergamo-assalto-distributore-errore-caro-accise.htm

Israele pronta ad attaccare l'Iran


Le intenzioni del premier Netanyahu e del ministro della difesa Ehud Barak, sono osteggiate dal resto dell'establishment istituzionale e militare.


Sono poco confortanti le notizie che arrivano da Israel
e. Il quotidiano israeliano Yediot Ahronot, ha pubblicato - a firma dei due storici editorialisti Nahum Barnea e Shimon Shiffer - un articolo nel quale i giornalisti parlano delle intenzioni del premier Netanyahu e del ministro della difesa Ehud Barak, di attaccare l'Iran poco prima delle elezioni americane a novembre. Ma la cosa, secondo gli editorialisti, non è molto gradita al resto dell'establishment istituzionale e militare, che non sarebbero affatto d'accordo con il piano di ingaggiare una guerra con i vicini di Tehran. Contrario anche il presidente di Israele.

L'ogetto del contendere è quello di sempre, ovvero la possibilità che l'Iran decida di trasformare il proprio programma nucleare anche in un progetto militare. E questo nonostante i dati dei servizi di intelligence americani, che affermano l'esistenza di una sostanziale indecisione del governo di Tehran di militarizzare il proprio sviluppo nucleare. In questo Usa e Israele la vedono diversamente. Ma è solo un problema di sfumature, perché il governo di Netanyahu tende a valutare militarmente il programma atomico di Ahmadinejiad, indipendentemente dagli obbiettivi di Terhan sulle proprie politiche future.

E intanto da un sito web israeliano sta girando una petizione nei confronti dei piloti della flotta aerea israeliana, per scongiurare un eventuale attacco contro i vicini, facendo appello alla propria coscienza. "Non conosciamo i vostri nomi, per cui ci rivolgiamo a voi in forma pubblica", scrivono gli autori della petizione che già ieri contava centinaia di firme. Un attacco contro il vicino Iran è un'errore di valutazione strategico, oltre che pericoloiso, continua l'appello. Se dovesse realizzarsi un bombardamento, lo sprigionamento delle eventuali radiazioni colpirebbero anche i cittadini di Israele.


http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=31810&typeb=0&Israele-pronta-ad-attaccare-l-Iran

Succo di pompelmo per triplicare gli effetti dei farmaci anticancro


Il succo di pompelmo come sappiamo è un ottimo disinfettate e stimolante per l'apparato digerente, tanto da venirne consigliata l'assunzione a fine pasto. Q
uesto frutto è ricco di fibre e vitamine tanto da essere anche un potente antiossidante e antitumorale. Grazie a questi suoi effetti benefici, se assunto in combinazione con i medicinali antitumorali, sembra che il pompelmo possa contribuire a ridurre gli effetti collaterali associati alle alte dosi dei farmaci, riducendone così anche gli alti costi.

Un succo di pompelmo al giorno si è stimato che possa triplicare gli effetti della dose del farmaco anti cancro. I primi risultati arrivano dagli studiosi della University of Chicago Medicine, dopo aver visto che il succo incrementa del 350% gli effetti del Sirolimus, uno specifico medicinale utilizzato per i pazienti trapiantati ma che potrebbe aiutare anche i malati di cancro.

Questo avviene perchè il succo di pompelmo aumenta in modo esponenziale i livelli di questi farmaci nel sangue e una somministrazione controllata di questo frutto potrebbe quindi aumentare l'efficacia di questi medicinali e la disponibilità sul mercato.

Uno studio molto importante perchè per la prima volta si è andato a indagare l'egffetto di medicinali combinati al cibo per la cura tumorale. Come funziona esattamente il pompelmo in questo caso? Il succo di questo agrume inibisce nell'intestino gli enzimi che decompongono il Sirolimus e altri farmaci, in modo costante dal momento della sua assunzione fino a pochi giorni successivi.

L'esperimento è stato fatto con 138 pazienti malati di cancro incurabile e si è riusciti a fare assumere il Sirolimus abbinato al succo di pompelmo senza apportare conseguenze gastrointestinali. In questo modo anche questi pazienti hanno potuto utilizzare il medicinale riducendone effetti collaterali e dosi di farmaco assunto, mantenendo allo stesso tempo la sua efficacia.

Di Giulia Gori

http://www.ingusto.it/news/incucina/alimenti-e-prodotti/1113-succo-di-pompelmo-per-triplicare-gli-effetti-dei-farmaci-anticancro.html

Una "quarta via" contro il disastro economico Lo sperpero di risorse finanziarie e umane dell'Occidente è giunto al capolinea. Che fare?


Di Ivano Rizzo
Le "illusioni collettive" sono errori evidenti cui tutti credono fermamente; modi di pe
nsare, notizie senza alcun fondamento, collegamenti impropri che finiscono per invadere ogni ambito della nostra vita. Esempi di tali idiozie si trovano ovunque, dai contestatori contro lo stoccaggio di inesistenti bombe nucleari ai pensionati che lamentano pensioni da fame, pur ricevendo il doppio o il triplo di quanto da loro versato e comunque molto di più dei loro nipoti al lavoro. O i dipendenti pubblici con la loro litania delle paghe basse, nonostante siano dei privilegiati cui lo Stato garantisce il lavoro anche quando non necessario e li paga decisamente di più di quanti stanno sotto padrone.

Oppure il pagamento delle tasse che viene attribuito (e anche questa è una litania) solo ai dipendenti, dimenticando che i soldi escono dalle tasche dei datori di lavoro. Infine - ma l'elenco sarebbe molto più lungo -, il giudizio comune su chi lavora bene: il lavoratore preciso! Ricordo una pubblicità della Lavazza in cui uno svizzero faceva il caffè, Bonolis lo assaggiava e lo sputava dicendo: «Ma è una schifezza!» e lo svizzero rispondeva «Sì, ma è preciso!».
Ostacoli a non finire, dunque, ai fantasiosi-creativi e neanche parlare di fenomeni come Caravaggio o Leonardo, famosi per i molteplici errori e i lavori lasciati a mezzo a causa del loro continuo cercare il nuovo e il meglio: spazio solo a pedissequi e mediocri esecutori, oltre che ai soliti raccomandati, ai pagatori di tangenti e agli zerbini umani.

Ma una società così non può reggere a lungo e i nodi vengono sempre al pettine, come la frana economica in corso dimostra con i suoi argini crollati e il pessimo futuro che ci prospetta. Bisognerebbe reagire nel piccolo e nel grande. Già vent'anni fa, se liberi da condizionamenti e dai pregiudizi dell'intellighenzia, si sarebbe potuto pronosticare il crollo dell'Occidente a mezzo shock finanziario "entro 15 o 20 anni"!
Oggi occorre una nuova visione sociale che eviti gli errori del passato, una "quarta via". Non più il crudele liberismo o l'impraticabile socialismo o il prodigo interventismo (detto anche keynesiano) e nemmeno l'untuoso monetarismo, ma una convivenza separata di questi mondi così da rispettare la dignità umana e lasciare che i singoli emergano secondo le rispettive qualità e specificità: questa l'unica possibilità per far sopravvivere il nostro mondo.

Quanto sta succedendo è già avvenuto nell'augusto impero, ove i cives romani non vollero rimboccarsi le maniche e ricominciare da un modello più sobrio di società. Trucchi e tecnologie bastarono a farlo sopravvivere un altro po', ma la fine fu inevitabile; toccò allora ai monaci benedettini conservare il meglio della società e tramite l'organizzazione militare-religiosa della "Regola" serbarono la memoria dei libri e ricostruirono la civiltà in Europa: uomini eroici che hanno sacrificato le loro vite affinché sopravvivesse la dignità dell'uomo, vero patrimonio dell'Occidente.
Se vogliamo, possiamo ancora evitare il sacrificio futuro di moltissime generazioni, ma il tempo è ormai poco.

http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=31900&typeb=0&Una-quarta-via-contro-il-disastro-economico

Marte, rilevati i raggi cosmici. Prima panoramica dal pianeta



Primi successi per Curiosity: rilevati per la prima volta raggi cosmici dalla superficie di un altro pianeta. A cento anni esatti dalla scoperta di questo flusso di particelle pr
oveniente dal Sole e che investe l'intero sistema solare, il rover della Nasa, che intanto ha inviato anche la prima immagine a piena risoluzione, ne rivela le tracce anche su Marte. Poco meno di tre giorni di attività e il rover-laboratorio della Nasa, grande come un Suv, dimostra subito, nonostante sia ancora in fase di rodaggio, di essere in piena forma e inizia a portare a casa i primi contributi scientifici: grazie al suo strumento Radiation Assessment Detector (Rad) ha rilevato per la prima volta il flusso di particelle ad alta energia provenienti dal Sole.

Quasi un omaggio al fisico tedesco Victor Hess che nel 1912, grazie ai suoi audaci esperimenti ad alta quota, nel rilevò per la prima volta l'esistenza; una scoperta che gli fece ottenere il premio Nobel 24 anni dopo. I dati raccolti dal Rad, ancora estremamente parziali, saranno fondamentali per capire con certezza il flusso di radiazioni che investono la superficie del pianeta in vista di future esplorazioni umane.

La prima panoramica a 360 gradi di Curiosity è venuta male a causa dell'incompleto trasferimento dei dati trasmessi del rover e così quella che dovrebbe essere la prima veduta panoramica del sito di atterraggio si trasforma nella prima espressione d'arte marziana. Questa nuova immagine di Curiosity, il rover-laboratorio della Nasa sbarcato su Marte da appena tre giorni, è realizzata dalle telecamere per la navigazione (Navcams) poste in cima alla sua torre impegnate a fornire una panoramica di 360 gradi puntando il loro sguardo verso il basso e fatta per fornire dettagliate informazioni sulle condizioni del rover e il terreno circostante. L'intera immagine è realizzata dall'unione di tanti scatti differenti e l'effetto in pieno stile 'picassianò, come lo definiscono sullo stesso sito della Nasa, è provocato semplicemente dalla mancata, per ora, trasmissione di tutti i dati delle foto: un 'mosaicò di piccole immagini di cui buona parte sono ancora in bassissima risoluzione.

http://www.unita.it/italia/marte-rilevati-i-raggi-cosmici-br-prima-panoramica-dal-pianeta-1.436877

Il lancio della moneta


E probabilmente sapremo trovare il modo di lasciarci soli, l'un l'altro.
Come sempre siamo stati, in fondo. Soli.
Ognuno si chiuderà a riccio dentro se stesso, abbandonando gli altri alla propria vita, ai propri problemi, senza avere la benchè minima capacità di guardarci negli occhi e parlarci con l'anima, una volta almeno. Saremo sbigottiti dal comportamento di alcuni, rattristati da quello di altri, impauriti da altri ancora. E' la paura, la paura di restare senza niente. Prima di tutto, la paura.
Che ci attanaglierà le viscere, che ci bloccherà la parola, che ci impedirà di capire, di vedere.
Resteremo chiusi nel nostro silenzioso risentimento e ci lasceremo portare ovunque sarà possibile.
Qualcuno impazzirà. Qualcuno si toglierà la vita.
Vedremo sparire volti che ci sono stati familiari per tanto tempo, senza capirne il perchè, intuendo il dolore, ma senza farlo proprio. Sarà difficile sobbarcarsi il dolore degli altri e comprenderlo. E vederlo. E porvi rimedio.
Ci sarà solo il nostro dolore. Quello del nostro esiguo orizzonte. Quello fatto di sbuffi e risvegli, nella notte.
Sarà dura alzarsi dal letto. Sarà dura addormentarsi.
Vivremo lo sgretolarsi di una realtà senza capirla, anelando con tutte le forze un ritorno al passato. Come bambini che non vogliono crescere.
Tutto questo ci succede. Un giorno alla volta.
Una folata di vento si alza dal nulla ed un pensiero insieme ad essa, vola via.
Esisterà un luogo dove vanno i pensieri?! Dentro di noi, c'è di sicuro. E a volte tornano indietro.
Cosa ci si può inventare?
Quale potrebbe essere un'idea?
Un valore...
Un valore inestimabile, incalcolabile, eterno. Che sopravviva a qualsiasi tempo, a qualsiasi epoca, a qualsiasi ideologia, a qualsiasi tiranno. Che sovrasti ogni governo ed ogni legge.
L'umanità lo possiede?
Può essere il denaro?
Si, il denaro E' un valore.
Un valore che sopravvive dal tempo dei tempi. Un pensiero, un'idea talmente radicata da cangiar forma e adattarsi ad ogni circostanza, ad ogni situazione, da guidare la storia dei popoli.
Il denaro è un'ideologia che pervade tutte le ideologie, che prescinde da tutti i tipi di economie, che vive nell'uomo.
Il denaro è la difesa.
Il denaro ci rende diversi l'un l'altro, perchè vogliamo sentirci diversi l'un l'altro.
Il denaro non è solo possesso, è amore.
E' forse questo il valore “universale” che condivide l'umanità?
E' possibile?

L'istinto di dominazione è una peculiarità umana come specie?
Non lo so. Non posso rispondere a queste domande. Molti hanno avuto la superbia di tentare una risposta, senza successo.
Ma c'è un sentimento che vive e combatte con il denaro dalla notte dei tempi. E' l'amore filiale. E' la determinazione costante di voler difendere a tutti i costi, anche della vita stessa, i propri figli, fino alla fine. E' un sentimento che ci accomuna tutti. E salvo quella infinitesima percentuale di comportamenti diversi che pur si osservano, capiamo tutti che esiste qualcosa di veramente importante.
La vita.
Eh si. Riflettendoci bene ogni essere umano, chi in misura minore, chi in misura maggiore, comprende l'immensità dell'importanza della vita.
Che sia la sofferenza per la sofferenza di un figlio, o la sofferenza per un gruppo di persone, o una nazione, o un popolo, o l'umanità nel suo complesso, non conta l'ampiezza. E' un sentimento condiviso. Collettivo.
Ma forse ci è stato insegnato a vedere le differenze e poche volte le affinità.
Forse ci è stato insegnato a considerarci diversi, a prescindere. Diversi nel modo di vestire, di comportarsi, in quello che vogliamo. Diversi.
Forse ci hanno detto che è meglio per tutti credere che esistano per forza persone buone e persone cattive. Da qualsiasi latitudine si vogliano guardare “buono” e “cattivo”. Non importa.
Ma cos'è che rende un uomo cattivo o spinge un altro a comportarsi bene?
Secondo la mia stupida visione, è la gradazione di intensità dell'incapacità a considerare gli altri alla stessa stregua dei propri figli. Quella sfumatura di grigi che ognuno si porta con se.
Comprendiamo l'importanza fondamentale della vita, ma non riusciamo a proiettarla abbastanza lontano da noi stessi. Il grado di intensità di questo fascio luminoso che si sprigiona dai nostri corpi è determinato dal grado di intensità della nostra consapevolezza a capire che si tratta di un fascio benefico. Come l'emissione di una serie di onde a bassa frequenza capace di riallineare i nostri squilibri.
Lo scambio di queste onde, si può chiamare interazione sociale, cicalio di sottofondo, ma anche ugo. Non ha importanza.
Esiste.
C'è.
Ed è allineato a quello analogo della terra. Di quella creatura così meravigliosa che ci permette di esistere, di essere qui, di provare un sentimento, di apprezzare una lacrima.
E' meraviglioso il regalo che ci è stato fatto.
L'universo pullula di vita. Sprigiona da ogni sua forza, da ogni suo movimento, legge, equilibrio.
L'universo è un'infinita incubatrice che vaga nel nulla.
Siamo troppo importanti, come esseri, come espressione profonda di questo grande spettacolo, da poter preoccuparci di qualcosa di così infimo e di inefficiente come farci la guerra l'un l'altro.

La guerra di classe. La guerra di popolo. La guerra di frontiera. La guerra di borsa. Commerciale. Fredda. Lampo. Preventiva. Intelligente. Di Pace. Strategica. Culturale. Di razza. Di religione. Di aggressione. Da strada. Urbana. Civile. Di liberazione. Di indipendenza. Di conquista. Di rapina. Di potere. Dinastica. Moderna. Locale. Limitata. Rivoluzionaria. Politica. Insurrezionale. Guerrigliera. Al terrorismo.
Perchè tutte queste definizioni?
La guerra E' una sola.
Quella contro l'uomo.
E' la nostra guerra interiore.
Quella di tutti i giorni.
E' così paradossale da sembrare vero.
E siam talmente convinti che sia vero, da farlo essere vero.
La dicotomia tra vero e falso, nella nostra logica, è solo un modo per chiamare in modo diverso le facce della stessa moneta.

Bisogna lanciarla in aria ed aspettare il suo verdetto.
Non farci la guerra mentre la moneta viene giù.

Quanti morti. Quanta sofferenza.
Per cosa?
Per cosa poi?
Per quella maledetta moneta che una volta lanciata, non è mai scesa a terra.
Molte volte ho sentito la parola furto.
In centinaia di migliaia di occasioni.
Una parola che è stata accostata ad ogni genere di comportamento umano.
Ma il più colossale, è questo.
Rubiamo la nostra umanità all'altro come fosse merce. Senza vedere nei suoi occhi. Senza saper cogliere quel fascio di luce benefico che vive in ognuno di noi, fin dalla nascita.
Non possiamo essere gli adulti che siamo guardando ai bambini che eravamo.
Non può essere.

(Francesco Salistrari)

http://francescosalistrari.blogspot.it/2012/08/il-lancio-della-moneta.html

Veleni su Palermo. Non solo vapore acqueo, ma diossina


Una lettura capovolta dei dati, dei fatti, dei rapporti istituzionali: Bellolampo non è solo un disastro ambientale, ma un disastro comunicazionale. Informati prima e dopo i pasti dall
e note del sindaco sull’evoluzione dell’incendio e sugli interventi in atto – un bollettino a metà fra Caporetto e l’avanzata sul Piave – i palermitani, e con loro tanti siciliani, non sono venuti a conoscenza di ciò che succedeva: notizie contraddittorie e incoerenti e, soprattutto, l’immagine di un’amministrazione comunale di fato controparte delle agenzie competenti, l’Arpa e l’Asp.

Il comune ha messo alle corde l’Arpa, il comune pretende chiarezza, il comune vuole la verità. E’ passata una sorta di processo alle agenzie incaricate di bonificare e monitorare le conseguenze del disastro, che il comune con note ufficiali, addebita alla gestione dell’azienda municipale e alle organizzazioni criminali che tramano a danno della città al fine di impedire che la nuova amministrazione, “di rottura con il passato”, svolga il suo lavoro di pulizia. Priorità, dunque, allo scarico delle responsabilità piuttosto che alla salute dei cittadini.

Il Comune, questa l’immagine prevalente, bacchetta, segnala, ammonisce, mette sul banco degli imputati, denuncia, chiede conto e ragione all’Arpa, l’Aspa, la regione, il governo nazionale. Ma il sindaco, Leoluca Orlando, non è controparte nel disastro ambientale di Bellolampo, è parte e dovrebbe prenderne atto, prima o poi, altrimenti saranno guai per la città, e non solo per la grande discarica palermitana.

Per due settimane circa si è rassicurata la popolazione sull’assenza di pericoli, ci sono stati inviti costanti ad evitare inutili e ingiustificati allarmismi. Qualche giorno fa le analisi dell’Arpa hanno dimostrato che invece c’erano giustificati motivi per temere conseguenze, perché per molti giorni – sette o otto – migliaia di abitanti della zona di Boccadifalco, un popoloso quartiere di Palermo, hanno respirato i veleni delle diossine, essendo stati esposti a valori cinque volte superiori a quelli consentiti (550 fentogrammi di diossina per metro cubo, cinque volte maggiore del valore guida di 100 stimato per un anno).

Il comune protesta perché le prime analisi sui campioni erano rassicuranti, ma dalla lettura attenta della relazione dell’Arpa emerge in modo chiaro che non avrebbero dovuto né potuto rassicurare alcuno. Nella relazione si afferma, infatti, che per ottenere campioni utili si sarebbe dovuto attendere che le analisi effettuate non erano idonee a stabilire di fatto il livello di rischio diossine (ed altri agenti) nell’atmosfera. Le informazioni erano, dunque carenti, perché i tempi tecnici non avrebbero consentito risultati consolidati. Se è così, c’era bisogno di cautela nelle rassicurazioni, accanto ad un’azione di protezione e prevenzione.

“E’ stato sottovalutato il disastro”, denuncia il deputato regionale Pd Pino Apprendi, ex Vigile del Fuoco, “siamo passati da dichiarazioni che parlavano di semplice vapore acqueo a lievi esalazioni tossiche”. Il Movimento 5 Stelle, dal canto suo, suggerisce una immediata mappatura di aziende e percorsi di distribuzione dei prodotti agricoli e di derivazione animale. E’ questo il lavoro che spetta al comune di Palermo, il resto – delinquenti e mafie – è compito degli organi inquirenti scovarli, altrimenti non si capisce niente, chi deve fare che cosa.

http://www.italiainformazioni.com/italia-informazioni/18618/veleni-su-palermo-non-solo-vapore-acqueo-ma-diossina


Foto

Zuri, la bicicletta in bambu' artigianale, ecologica e solidale


Giunge direttamente dall'Africa la nuova bicicletta sostenibile in bambù, descritta come leggera, rispettosa dell'ambiente ed in grado di fornire importanti opportunità di la
voro alle popolazioni locali. Il progetto per la bicicletta in bambù è stato ideato dalla tedesca Zuri, realtà che si impegna dal punto di vista della sostenibilità sia in campo ambientale che sociale.

Zuri si avvale come materia prima di bambù coltivato in Africa secondo criteri di sostenibilità ambientale e di rispetto per il territorio. Il bambù viene raccolto quando le piante raggiungono un'età di tre anni, viene lasciato essiccare per due mesi e viene in seguito utilizzato per la fabbricazione delle parti che comporranno i telai delle biciclette.

L'azienda ha la propria base in Germania, ma la produzione delle biciclette avviene in gran parte direttamente in Africa, per la precisione in un piccolo villaggio della Zambia, in modo da poter offrire delle opportunità di impiego alle comunità locali. Il bambù viene scelto come materiale principale per la produzione sia di biciclette adatte per spostarsi in città, sia di mountain bike.

Ogni telaio per le biciclette viene assemblato a mano, operazione che richiede un totale di 50 ore di lavoro. Al bambù, per la realizzazione degli snodi della bicicletta, viene affiancato l'impiego di alluminio, in modo da garantire che il mezzo di trasporto abbia la giusta solidità, ma rimanga allo stesso tempo leggero e maneggevole. Le operazioni di montaggio delle biciclette in bambù vengono concluse in Germania.



Esse saranno disponibili per la vendita a partire da Germania, Austria e Svizzera. Ancora non si sa quando arriveranno qui in Italia. Nel frattempo però che ne direste di provare a costruirvela da voi?

di Marta Albé

http://www.greenme.it/muoversi/bici/8357-zuri-bici-bamboo

Cartoline da Marte

La sonda Curiosity, atterrata su Marte il 6 agosto, ha cominciato la ricognizione del pianeta. Il veicolo progettato dalla Nasa ha già scattato alcune foto in alta definizione grazie alle Navcam, le telecamere che si trovano alle estremità della sua torretta.

Le immagini in bianco e nero, che il Los Angeles Times ha raccolto in una gallery (http://www.latimes.com/news/science/la-sci-mars-scientist-grotzinger-pictures,0,4428327.photogallery), mostrano la zona attorno al cratere dov’è atterrato il rover. La sonda ha anche rivelato per la prima volta su un pianeta diverso dal nostro il flusso di particelle ad alta energia provenienti dal Sole, come riporta la Nasa sul suo sito (http://www.nasa.gov/mission_pages/msl/multimedia/pia16020.html).

“La prima impressione che si ha guardando questi scatti è l’incredibile somiglianza tra la superficie di Marte e quella della Terra”, ha commentato lo scienziato John Grotzinger ai microfoni dell’Associated Press.

La spedizione di Curiosity durerà due anni e dovrà cercare eventuali tracce di vita nel passato del pianeta rosso. La sonda è grande come un suv è dotata di sei ruote, un braccio robotico, 17 telecamere e un sistema di laser che identifica la composizione chimica delle rocce di Marte. Le informazioni raccolte vengono inviate in tempo reale ai laboratori della Nasa, come spiegano le foto e le illustrazioni raccolte da questo servizio della Bbc (http://www.bbc.co.uk/news/science-environment-19186237).

“Folle a Times Square. Cappelli di alluminio, t-shirt a tema dedicate agli alieni. Tecnici delle Nasa che si abbracciano ed esultano nei laboratori di Pasadena, mentre il sito dell’agenzia collassa per i troppi visitatori. Dopo l’eccitazione per l’atterraggio, ora ci aspetta la noia della scienza”. Un editoriale del Chicago Tribune riflette sul futuro mediatico della missione (http://www.chicagotribune.com/news/opinion/editorials/ct-edit-mars-20120809,0,1499371.story).

E mentre tutti celebrano Curiosity, si dimenticano del rover Opportunity, che sta esplorando il pianeta rosso già da otto anni e continua a scattare foto. Un articolo dell’Atlantic (http://www.theatlantic.com/technology/archive/2012/08/nasas-rover-captures-gorgeous-panoramic-view-of-the-martian-landscape/260868/#).

(Un’immagine del suolo di Marte scattata dalla sonda Curiosity. Foto Nasa/Ap/Lapresse)


Grecia: nuova stangata sulle pensioni

In arrivo tra pochi giorni due delle pesanti misure annunciate dal governo di Atene: aumento sostanziale del numero minimo di anni di lavoro e tagli fino al 15% delle pensioni superiori a 700 euro. Tagli anche ai salari della pubblica amministrazione di rassegna.it
Un'altra pesante stangata per i cittadini greci, sia per i lavoratori sia per i pensionati, è in arrivo tra pochi giorni. Infatti, probabilmente entro la fine di agosto, saranno annunciate due delle misure che il governo di Atene sta esaminando alllo scopo di raggiungere l'obiettivo di tagli alla spesa per 11,5 miliardi di euro per i prossimi due anni.

Le misure riguardano un aumento sostanziale del numero minimo di anni che i greci dovranno lavorare per beneficiare di una pensione statale di base ma anche riduzioni fino al 15% delle pensioni superiori a 700 euro al mese.

Come riferisce oggi il quotidiano ateniese Kathimerini citando fonti del ministero delle Finanze, responsabili del governo guidato dal premier conservatore Antonis Samaras (Nea Dimokratia) stanno seriamente pensando di aumentare il numero minimo di anni di lavoro necessari prima del pensionamento da 15 a 20.

La coalizione che guida Atene - appoggiata dal partito socialista Pasok di Evangelos Venizelos e da Sinistra Democratica di Fotis Kouvelis - sta quindi valutando questa eventualità come alternativa all'innalzamento dell'età pensionabile da 65 a 67. Ma, sempre secondo le fonti, riportate dall'agenzia Ansa, è anche molto probabile un ulteriore taglio alle pensioni.


Una possibilità all'esame del governo sarebbe quella di ridurre del 3% le pensioni tra i 700 e i 1.000 euro al mese, del 5% quelle tra i 1.000 e i 1.400 euro al mese e del 10% quelle di oltre 1.400 euro. Ma e' stato proposto anche di ridurre del 2% le pensioni tra i 700 e i 1.000 euro, del 3% quelle tra i 1.000 e i 1.300, del 5% quelle fra i 1.300 e i 1.600, del 10% quelle da 1.600 a 2.000 e del 15% tutte quelle superiori a 2.000 euro.

"L'adeguamento delle pensioni dovrà avvenire, anche se sarà spiacevole", ha detto il ministro del Lavoro Yiannis Vroutsis."Questo è l'unico modo per evitare conseguenze ancora peggiori".

Vroutsis ha aggiunto inoltre che intende presentare al primo ministro Samaras proposte concrete entro fine settimana. Il suo dicastero è responsabile per i tagli alle spese del bilancio statale anche in altri settori, oltre che nel sistema pensionistico tra cui gli stipendi dei dipendenti pubblici. Le stesse fonti del ministero hanno reso noto che la troika ha dato disposizione al governo di Atene di ridurre la massa salariale del settore pubblico allo stesso livello in cui era nel 2001 allo scopo di raggiungere l'obiettivo di risparmio di 11,5 miliardi di euro nei prossimi due anni.

Questo significa che i salari della pubblica amministrazione e i contributi sociali dovrebbero diminuire dall'attuale 11,8% del prodotto interno lordo (Pil) al 10,4%, decremento che equivarrebbe a una riduzione di tre miliardi di euro.

Gli Usa verso la no-fly zone sulla Siria

Lo prevede, di fatto lo annuncia, l'ex segretario alla difesa Usa William Cohen in un'intervista a Bloomberg TV. La guerra civile siriana procede verso la "soluzione libica".

Roma, 11 agosto 2012,
Nena News - Gli Usa e i paesi alleati, in Occidente e in Medio oriente, con ogni probabilita' attueranno al piu' presto una «no-fly zone» sulla Siria. Lo ha di fatto annunciato l'ex segretario alla Difesa statunitense, William Cohen, in un'intervista a «Political Capital with Al Hunt» di Bloomberg Television.

Secondo Cohen «stiamo arrivando ad un punto in cui la violenza è così grave, credo, che si assisterà ad una spinta in favore dell'istituzione di quelle no- fly zone". Per l'ex segretario alla difesa tuttavia la partecipazione americana a questa possibile operazione di "no-fly zone" sarà legata a quella degli alleati. «Non credo che gli Stati Uniti procederanno da soli».
Nei giorni scorsi John Brennan, consigliere del presidente Barack Obama in materia di sicurezza, aveva rivelato che l'Amministrazione Usa sta valutando l'ipotesi di una no-fly zone "molto attentamente". Intanto oggi a Istanbul il segretario di stato Usa, Hillary Clinton, ha detto durante gli incontri con gli alleati turchi che e' un imperativo "rompere l'asse Iran-Siria-Hezbollah". Nena News



http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=32220&typeb=0&Gli-Usa-verso-la-no-fly-zone-sulla-Siria-

Laureati senza lavoro, è boom


L’ottimismo del ministro Balduzzi


Il ministro Balduzzi sostiene che questa spending review non comporterà “nessun taglio alle cure dei pazienti”.

Bene, abbiamo varie possibilità:

1) Balduzzi è convinto di quel che dice, è un ottimista, ma purtroppo si sbaglia.

2) Balduzzi tende a minimizzare, vista l’ondata di proteste che sta sommergendo il governo sulle misure decise per la sanità. Si è incavolato perfino Bersani, ed è tutto dire.

3) Balduzzi dice una grossolana bugia.


Propendo per la prima ipotesi, perché forse il ministro – che si è battuto per salvare i piccoli ospedali (e questo gli va riconosciuto) – non è ancora in grado di valutare a fondo le conseguenze del taglio di 18 mila posti letto, e quindi della chiusura di mille reparti ospedalieri e della scomparsa di mille primari. Come si fa a dire che tutto questo non avrà conseguenze sulle cure ai malati è difficile da capire.

Invero su molti aspetti della revisione della spesa non si può non essere d’accordo. Il nostro Ssn è stato per lungo tempo un pozzo senza fondo per i soldi pubblici ( senza dimenticare la spesa privata da parte dei cittadini).

Troppi sprechi, tante strutture doppie e inutili, oppure con un rapporto medici/pazienti del tutto sproporzionato. Il numero dei letti è sopra e di molto rispetto alla media europea. Per non parlare dei piccoli ospedali. Quando era ministro, la Bindi voleva tagliare 200 piccoli ospedali. Si fece poco o nulla a causa delle resistenze che ancora oggi vediamo.


Pero l’impressione è che siano messi insieme problemi vecchi e nuovi della sanità, che invece andavano affrontati gradualmente. La generalizzazione – che in parte significa tagli lineari – non serve e fa innervosìre tutti. Sarebbe stato meglio procedere con misure incisive, mirate e progressive. Sarebbe stato meglio usare il bisturi, come richiede il settore.



Invece si è preferito riempire il calderone della “manovra”. Senza fare distinzioni. Senza priorità. Scontentiamo tutti, sembra essere la parola d’ordine del governo. Che forse sui tempi lunghi può anche funzionare, ma nel breve periodo suscita solo malcontento e rabbia. Tanti nemici tanto onore, non è uno slogan per un governo democratico.


http://pepe.blogautore.repubblica.it/2012/07/08/lottimismo-del-ministro-balduzzi/


martedì 7 agosto 2012

India: gli Usa risarciscono la famiglia del pescatore ucciso


La vicenda è molto simile a quella dei marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che sono in arresto in India per l'omicidio di due pescatori indiani.

Gli Stati Uniti hanno deciso di offrire un ''risarcimento'' alla famiglia del pescatore indiano ucciso da una nave militare americana nel porto di Dubai lo scorso 16 luglio. E' quanto ha detto oggi un portavoce del ministero degli Esteri durante un incontro settimanale con i giornalisti.

La vicenda è molto simile a quella dei marò italiani Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, che sono in arresto in India per l'omicidio di due pescatori indiani.

Gli americani invece, da quanto si è appreso, hanno versato, tramite l'ambasciata statunitense a New Delhi 500 mila rupie (circa 9 mila dollari) ai familiari del 25enne A. Sekhar. Si tratta della stessa somma stanziata come indennizzo dallo stato meridionale del Tamil Nadu, dove risiedeva la vittima che lavorava per una società di pesca di Dubai.

Il peschereccio si era avvicinato troppo a una nave Usa ed era stato colpito da una raffica di proiettili. Altri tre uomini sono stati feriti e hanno ricevuto 50 mila rupie ciascuno (circa 900 dollari). L'incidente è simile a quello successo lo scorso 15 febbraio al largo delle coste del Kerala (stato indiano meridionale) che ha coinvolto i due marò


http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=31629&typeb=0&India-gli-Usa-risarciscono-la-famiglia-del-pescatore-ucciso

Dosi: euro folle, Italia e Spagna respingano il maxi-debito





Spread sopra i 500 punti e curva dei tassi d’interesse che ricomincia ad appiattirsi: i rendimenti dei titoli di Stato a breve durata si avvicinano a quelli a scadenza più lunga, sintomo di alta incertezza sulle prospettive del paese anche nel breve termine. Dopo otto mesi di “cura Monti”, 80 miliardi di manovre solo nel 2011, siamo tornati quasi al punto di partenza: i “mercati” dubitano seriamente della tenuta dell’Italia e della sua capacità di ripagare i prestiti. Secondo l’economista Giovanni Dosi, docente della Scuola Superiore universitaria Sant’Anna di Pisa e collaboratore del premio Nobel Joseph Stiglitz alla Columbia University, il problema è proprio la “terapia” del rigore: dire che l’austerity è condizione necessaria, anche se non sufficiente, per uscire dalla crisi, «a mio parere è assolutamente sbagliato». Come liberarsi dal ricatto del debito? In un solo modo. Italia e Spagna dovrebbero imporsi sulla Germania, “costringendo” la Bce a comportarsi da prestatore di ultima istanza.



Intervistato da Mauro Del Corno per il “Fatto Quotidiano”, il professor Dosi punta il dito contro la struttura e la tenuta dell’unione monetaria europea: «Il sistema sul quale si regge l’euro è delirante», dice l’economista. «C’è una banca centrale legata che è di fatto una “non-banca centrale”, depotenziata fin dalla sua nascita». Bel problema, perché «la Bce dovrebbe invece avere tutti i poteri tipici di una banca centrale, compreso quelli di essere garante di ultima istanza e, se decide di farlo, di comprare debito pubblico». In altre parole, Francoforte dovrebbe poter dire: “Se i titoli di Stato non li vuole nessuno, li compro io”. «Se la Bce avesse gli stessi poteri della Fed statunitense non assisteremmo a tutta questa speculazione». Tutto questo, aggravato dall’atteggiamento ultra-rigido della Germania, che dimostra «una mistura di stupidità e interessi».

«Non riesco a capire quale possa essere la razionalità della politica tedesca in questo momento», insiete Dosi: «Quasi il 60% delle esportazioni della Germania è diretto nei paesi europei. Pensano forse di compensare il venir meno della domanda di questi paesi con l’aumento delle vendite in Cina e Brasile? Mi pare una visione estremamente miope. Tra l’altro – aggiunge l’economista – nessuno ha raccontato ai tedeschi che molte delle misure adottate sinora non servivano per salvare i “fannulloni” greci o spagnoli ma per salvare i sistemi bancari tedesco e francese», che detenevano molti titoli di quei paesi. «Molti dei finanziamenti alla Grecia non sono mai arrivati ad Atene: hanno semplicemente fatto un giro, da Francoforte a Francoforte». E la situazione spagnola? Qui è lecito porsi una domanda: «È giusto salvare le banche?» Non il sistema bancario, ma i singoli istituti che avevano in pancia grandi quantità di titoli tossici. «Forse andavano lasciati morire, nazionalizzando la parte buona, ossia i depositi e i prestiti, e lasciando con il cerino in mano gli azionisti».

Una possibilità che Dosi contempla anche per l’Italia. Ristrutturare il nostro debito pubblico, allungando le scadenze dei titoli di Stato e tagliando gli interessi pagati? L’obiezione, ragiona Del Corno, è che a quel punto nessuno presterebbe più soldi all’Italia, quando si presentasse nuovamente sui mercati: è vero che il paese è in avanzo primario, ossia ha entrate che superano le spese (se si toglie la quota di interessi maturati sul debito storico), ma questo avanzo, in caso di ristrutturazione, sarebbe sufficiente a salvaguardare i piccoli risparmiatori? Assolutamente sì, risponde Dosi: «Tenga presente che dalla Rivoluzione industriale in poi tutti i paesi, esclusa l’Inghilterra, hanno fatto default almeno una volta. Non mi preoccupa il fatto di perdere temporaneamente l’accesso ai mercati. Mi preoccupa invece l’eventualità che possa verificarsi una sorta di massiccia manovra politica internazionale di ritorsione verso l’Italia in cui si dice “per punire lo Stato colpiamo anche le imprese e dunque non prestiamo più soldi alle aziende italiane che si presentano sui mercati”».

Ristrutturare il debito comporterebbe l’uscita dall’euro? Niente affatto: secondo Dosi, è possibile rimodulare il problema-debito senza abbandonare l’Eurozona. Ma il pronlema è un altro: a colpi di “rigore”, di fronte all’ipotesi di ristrutturazione del debito «ci potremmo arrivare comunque ma dissanguati, esattamente come sta accadendo in Grecia». Quantomeno, dovremmo parlarne apertamente, «visto che il nostro debito con questo servizio di interessi è oggettivamente insostenibile». La logica con cui sta operando il governo Monti, dice Dosi, è invece quella di dire: “Se tu fai tanti sacrifici, prima o poi i mercati se ne accorgeranno e smetteranno di speculare contro di te”. Errore: «Ci si dimentica che i sacrifici hanno sempre effetti pesanti sul reddito e dunque peggiorano il denominatore del rapporto tra deficit e Pil». La ristrutturazione del debito, comunque, è una sorta di “piano B” non certo indolore: «Andrebbe studiato molto bene tecnicamente ed attuato rapidamente a mercati chiusi. Con uno spread un po’ più contenuto forse sarebbe sufficiente un sensibile allungamento delle scadenze».

In caso di ristrutturazione del debito bisognerebbe però poi intervenire sul sistema bancario, visto che gli istituti di credito possiedono ingenti quantità di titoli di Stato. «Le banche andrebbero temporaneamente nazionalizzate – sostiene il professor Dosi – per poi essere di nuovo privatizzate in un secondo momento». Nell’immediato, secondo l’economista, sarebbe fondamentale mantenere il sistema operativo, garantendo i depositi e la possibilità di fare prestiti. «Una soluzione di questo tipo del resto è stata adottata in Svezia all’inizio degli anni ‘90 ed è stata applicata anche nel nostro paese con il Banco Ambrosiano, che fu temporaneamente pubblicizzato scaricando le perdite sugli azionisti». Altre vie d’uscita? «Si può sempre sperare che i tedeschi “vedano la luce” e permettano alla Bce di agire come una vera banca centrale». Tuttavia Giovanni Dosi si dichiara pessimista: «La sola possibilità che vedo perché la Bce diventi una vera banca centrale è che Spagna e Italia minaccino in modo serio e credibile un reprofiling dei loro debiti».



http://www.libreidee.org/2012/07/dosi-euro-folle-italia-e-spagna-respingano-il-maxi-debito/

Voleva un posto fisso, tragedia nel Pisano


La tragedia davanti al municipio di Terriciola. L'uomo, un imbianchino di 49 anni, a marzo era stato licenziato. Aveva due figli






Un uomo di 49 anni si è impiccato davanti al municipio di Terricciola, in provincia di Pisa: a marzo era stato licenziato dall'azienda dove lavorava come imbianchino. Adesso aveva un contratto a progetto per il comune, come spazzino del centro storico. Si è tolto la vita nel giardino tra la strada e l'ingresso del comune di Terricciola, vicino a una tensostruttura. L'iuomo, padre di due figli, non accettava l'idea di non avere più un posto fisso. I servizi sociali, che lo seguivano da tempo anche per questioni legate alla sua salute, erano riusciti ad affidargli un contratto a progetto. L'altro ieri l'uomo è andato a sfogarsi con il sindaco Maria Antonietta Fais. Poche ore dopo si è impiccato nei giardini pubblici vicino al Comune.


Il corpo, dopo molte ore, è stato scoperto da una pattuglia dei carabinieri che lo conoscevano ed erano al corrente dei suoi disagi. L'uomo negli ultimi tempi non riusciva a controllare l'angoscia per aver perso il lavoro e il timore di non trovare più un posto fisso, oltre, probabilmente, a quello che anche l'impiego a progetto potesse non essere sufficiente a soddisfare le esigenze della famiglia. Fra le sue preoccupazioni, c'era quella di essere stato licenziato anche per il fatto di aver bisogno di frequenti incontri con lo psicologo. Come lui, però, altri operai della stessa azienda hanno perso il posto: la ditta non aveva più lavoro sufficiente per tutti.



http://firenze.repubblica.it/cronaca/2012/07/29/news/voleva_un_posto_fisso_si_impicca_davanti_al_comune_nel_pisano-39949611/

Nigeria, 16 morti in attentato contro chiesa



ABUJA (Reuters) - Uomini armati hanno ucciso 16 persone ieri sera sparando contro i fedeli in una chiesa a Kogi, nella Nigeria centrale, durante una funzione religiosa.

Lo ha riferito oggi la polizia.

"Un gruppo di tre uomini non identificati ha attaccato la Deeper Life Church di Okene, uccidendo 16 persone", ha spiegato il portavoce della polizia di Kogi.

Un testimone, che ha chiesto di non essere identificato per timore di ritorsioni, ha detto che circa 10 uomini hanno bloccato le uscite della chiesa prima di sparare contro la gente intrappolata all'interno.

La setta islamica Boko Haram nell'ultimo anno ha colpito contro diverse chiese in Nigeria, ma l'attacco di ieri è stato realizzato molto più a sud rispetto alla zona dove il gruppo di solito colpisce.



© Thomson Reuters 2012 Tutti i diritti assegna a Reuters.

YouTube, da Marte al copyright

Roma - L'ennesima resurrezione tra i meandri digitali della piattaforma di video sharing YouTube. Inizialmente rimosso per un reclamo per violazione di copyright, un video caricato da NASA e dedicato al progetto Curiosity è tornato online con tanto di scuse da parte dei vertici di Scripps Local News, conglomerato mediatico con base in Ohio.

Sul canale YouTube dell'agenzia spaziale a stelle e strisce era stato caricato un filmato relativo alla missione Curiosity in arrivo sul Pianet Rosso. Immagini in esclusiva, bloccate dal portalone di BigG per un reclamo spedito da Scripps. "Abbiamo fatto uno sbaglio", ha spiegatosuccessivamente un portavoce della società.


Ripristinato il video, YouTube è tornata nel mirino per una serie di simili eventi, ultimo in ordine cronologico quello che aveva portato alla sparizione di un video satirico nella campagna elettorale di Mitt Romney. La domanda è sempre la stessa: perché il Tubo non controlla accuratamente le lamentele inviate a raffica dai presunti detentori dei diritti?

Mauro Vecchio

Crisi: spread btp-bund in calo a 450

(ANSA) - ROMA, 7 AGO - Spread Btp-Bund in calo a 450,4 punti base, con un rendimento al 5,886%.

Russia, chiesti tre anni per Pussy Riot

(ANSA) - MOSCA, 7 AGO - Nel giorno in cui l'accusa chiede tre anni per le tre musiciste della punk band 'Pussy Riot', e' arrivato il sostegno di Madonna, a Mosca per un concerto. Le tre giovani sono accusate di teppismo per odio religioso per la loro provocatoria 'preghiera anti Putin' nella cattedrale di Cristo Salvatore nello scorso febbraio. ''Spero che il giudice sara' clemente e che saranno presto liberate'', ha detto Madonna unendosi alle altre star che gia' si sono schierate a fianco delle tre.

Benzina, ancora rincari

ROMA - Proseguono i rialzi sulla rete dei carburanti. A mettere mano ai listini sono oggi tutti i principali marchi, tranne la Ip che aveva ritoccato ieri a 1,888. L'Eni, secondo Staffetta Quotidiana, ha deciso un rialzo di 1,2 cent sulla benzina a 1,867 euro e di 0,5 sul diesel a 1,767. Per Esso aumento di un centesimo su entrambi i prodotti. Per Q8 +0,2 cent sulla verde, +0,5 sul diesel. Shell e Tamoil aumentano entrambi i prodotti di un cent. Per TotalErg +1 cent sulla verde e +0,6 sul gasolio.

ANSA

Israele, velo per ultraortodossi

(ANSA) - TEL AVIV, 07 AGO - Per proteggere la pudicizia degli ebrei ortodossi da qualsiasi tentazione del mondo esterno arriva un velo scuro da indossare sotto al cappello. Cosi' il loro campo visivo si riduce notevolmente, insieme alla probabilita' di imbattersi in scene che rischierebbero di turbarli.

L'offerta, riporta Maariv, arriva da una societa' che propone loro anche adesivi speciali per le lenti degli occhiali. Gli adesivi, spiega il giornale, riducono il raggio visivo a un paio di metri.

Il padre di Schwazer: responsabilita' e' mia



Choc doping sugli azzurri nel giorno in cui l'Italia ha conquistato altre tre medaglie. Alex Schwazer, campione della 50 km di Pechino, è stato escluso da Londra 2012 perché positivo all'Epo ad un test anti doping, effettuato il 30 luglio ad Oberstdorf, dove si stava preparando per i Giochi.

IL PADRE DI SCHWAZER: RESPONSABILITA' E' MIA - "Le responsabilità sono mie, perché se si vede un figlio, che durante tutto l'anno è stato male, si deve capire e si deve cercare di parlargli". Lo ha detto Josef Schwazer, il padre del marciatore Alex escluso dalle Olimpiadi per doping. "L'ultima volta che è partito da qui - racconta davanti alla casa di famiglia con una voce rotta dal pianto - era distrutto. Forse l'ha fatto per non deludere gli altri. E' stata al 100% la prima volta che ha fatto uso di queste sostanze".

Josef Schwazer parla ai cronisti, mentre suo figlio sta per il momento ancora chiuso in casa a Calice, una piccola frazione di Racines. Alex sarebbe però intenzionato a tenere oggi una conferenza stampa a Bolzano. "Per fortuna - dice suo padre - ha fatto solo questo. Si è liberato. Così non poteva andare avanti. Spero che adesso possa condurre una vita normale". Secondo Josef Schwazer, suo figlio "psicologicamente non reggeva più. Si era chiuso in se stesso. Si allenava da solo. Spero di poter rimediare agli errori che ho fatto con lui". "Per Alex - ha aggiunto - oggi non è il giorno più brutto, il peggiore è quello che verrà. Ripeto, la colpa è mia. Nei momenti difficili serve un padre che riesca a stare vicino ad un figlio. Per questo chiedo perdono ad Alex. Tireremo avanti". L'uomo spera che Alex ora si goda la vita. "Era schiacciato da un peso che non riusciva più a sopportare. Ma ha una fidanzata speciale che gli sta accanto. Grazie a Carolina (la pattinatrice Kostner, ndr.), grazie a Michele (Didoni, il suo allenatore, ndr.)", ha concluso Josef Schwazer.

SCHWAZER 'HO SBAGLIATO,MIA CARRIERA E' FINITA' - "Mi hanno beccato, il fermato per doping sono io". L'ultima corsa è una marcia al contrario e Alex Schwazer nel giorno più triste della sua carriera, e forse della vita, non ha cercato scuse. "Ho sbagliato, la mia carriera è finita qui" dice il campione di Vipiteno, oro a Pechino, polvere a Londra. Un'ammissione totale, nessuna scappatoia, nessun alibi di fantasia per giustificare quella presenza vietata nel suo sangue. Ha preferito dire la verità, cosa rara quando un atleta viene trovato positivo. "Ho fatto tutto da solo e di testa mia - prosegue ancora Schwazer - e dunque mi assumo tutte le responsabilità per quello che è successo". Inevitabile l'uscita di scena e non solo a Londra, dove è stato il Coni a non farlo nemmeno atterrare. "La mia vita nell'atletica è finita" precisa l'atleta. E prima di raccontare il suo dramma ("Come volete che stia.." si limita a dire parlando della sua condizione) aveva chiamato il tecnico, l'ex marciatore Michele Didoni. "Devo darti una brutta notizia - le parole dell'altoatesino - il fermato per doping sono io". "Meglio che non mi chieda come sto, ho sbagliato...- ripete Schwazer che nell'arco di un pomeriggio si è visto crollare il mondo addosso - Volevo essere più forte per questa Olimpiade, ho sbagliato". La Fidal prende le distanze, perché sul doping non si fanno sconti: il Coni infatti non ammette errori e nell'amarezza del momento sottolinea che è meglio una medaglia in meno e pulizia in più. "Ho vinto perché me lo merito, in queste condizioni non mi batte nemmeno Superman. Io sono uno che non imbroglia" aveva detto con il tricolore sulle spalle dopo l'oro Pechino. Quattro anni e la marcia finisce qui.

CONTATTI ARMA-CONI PER PROVVEDIMENTI - Il Comando generale dei Carabinieri, secondo quanto si è appreso, ha già preso contatti con la presidenza del Coni per l'adozione dei "provvedimenti conseguenti" nei confronti di Alex Schwazer, fermato oggi per doping. Schwazer è un carabiniere del gruppo sportivo dell'Arma.

PETRUCCI 'NO SCONTI, CONI VUOLE PULIZIA' - Uno choc per tutti, ma per Alex Schwazer non ci saranno sconti. Il Coni non ha avuto alcun dubbio e in "due ore", lunghe e amare, ha deciso di escludere il marciatore trovato positivo al'epo. "E' una pagina dello sport italiano che non avrei mai voluto vivere. E' una notizia che ha ferito tutti" dice il presidente, Gianni Petrucci che racconta di aver preso la decisione assieme al capo missione Raffaele Pagnozzi. "Ho sempre detto che è meglio avere qualche medaglia in meno ma più pulizia. E non voglio fare la morale a nessuno, toccherà all'atleta farsi un'esame di coscienza. Posso solo augurarmi che tutte le federazioni del mondo seguano il nostro esempio" spiega ancora il capo dello sport. "Un giornata amara - continua -, perché avevamo avuto grandi risultati, rovinata da questa brutta notizia che ci ha sconvolto. La decisione è chiara: non possiamo transigere". La lettera del Cio è arrivata nel primo pomeriggio, proprio quando Matteo Morandi stava andando a prendere il bronzo agli anelli: subito la decisione di cacciare l'atleta e l'invio della comunicazione del Cio alla Procura antidoping del Coni che ha aperto un fascicolo. "Non abbiamo avuto alcun dubbio - dice Petrucci - nonostante sapessimo che questa notizia avrebbe fatto il giro del mondo". Poco il tempo per fare l'eventuale ricorso per le contronalisi, ma si è deciso per escludere l'atleta. Sotto choc, tra delusione e rabbia, anche la Fidal che non ammette "deviazioni di alcun tipo" sul doping. "Per vincere a Londra non aveva bisogno di doparsi - spiega il presidente Franco Arese -. E' uno che si è sempre allenato duramente, ha sbagliato e per questo sarà punito severamente. Nello sport non si può barare. Gli auguro che si riprenda come uomo. Era una delle poche medaglie che potevamo vincere a Londra. Facevamo affidamento su di lui. Ma è meglio vincere medaglie pulite. Abbiamo intrapreso la lotta al doping ed è ora di finirla di pensare di poter vincere medaglie imbrogliando. La lotta al doping va fatta in modo chiaro e deciso. Mi dispiace dal punto di vista umano - ribadisce Arese -. non capisco perché ha dovuto ricorrere a certe vie. Lui è uno che non mollava mai, chissà cosa gli è passato per la testa. Vorrei incontralo e fare quattro chiacchiere con Alex. Mi piacerebbe capire le motivazioni. Va punito ma è anche una persona e nella vita si può sbagliare".

ORO E ARGENTO, IL TIRO AZZURRO HA LA MIRA GIUSTA. PRIMO ACUTO DALLA GINNASTICA - La giornata sportiva a Londra era invece iniziata sotto i migliori auspici. Nell'ultima giornata di gare alle Royal Artillery Barracks arrivano per l'Italia l'oro di Niccolò Campriani nella carabina 50 metri 3 posizioni, per la verità messo in preventivo, visto quanto fatto negli ultimi anni dal tiratore grande tifoso della Fiorentina, e l'argento di Massimo Fabbrizi nella fossa. Soddisfazione anche dalla ginnastica con l'azzurro Matteo Morandi ha conquistato la medaglia di bronzo nella ginnastica artistica agli anelli.

BOXE, CAMMARELLE IN SEMIFINALE: ALMENO BRONZO - L'olimpionico Roberto Cammarelle ha conquistato la semifinale nella categoria dei pesi supermassimi (+91) ai Giochi di Londra 2012, assicurandosi almeno la medaglia di bronzo. Il pugile azzurro ha sconfitto il marocchino Mohamed Arjaoui con il punteggio di 12-11.

BEACH VOLLEY, ITALIA KO: OLANDA IN SEMIFINALE - L'Italia del beach volley con la coppia Nicolai-Lupo manca la semifinale ai Giochi di Londra 2012. La coppia azzurra e' stata battuta dagli olandesi Nummerdor-Schull con il punteggio di 2-0 (21-16, 20-18) nella partita valida per i quarti di finale giocata questa sera.

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Pil in calo 2,5% annuo


ROMA - La produzione industriale a giugno e' diminuita dell'1,4% rispetto a maggio e dell'8,2% rispetto a giugno 2011. Lo comunica l'Istat precisando che il dato congiunturale e' destagionalizzato mentre quello tendenziale e' corretto per gli effetti di calendario.


Gli indici della produzione industriale, corretti per gli effetti di calendario registrano, a giugno 2012, variazioni tendenziali negative in tutti i comparti. La diminuzione più marcata - comunica ancora l'Istat - riguarda il raggruppamento dei beni intermedi (-10,2%), ma cali significativi si registrano anche per i beni di consumo (-8,0%) e per i beni strumentali (-7,5%). Diminuisce in modo più contenuto l'energia (-2,1%). Nel confronto tendenziale, l'unico settore in crescita è quello dell'attività estrattiva (+1,0%). Le diminuzioni più ampie si registrano per i settori delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-14,6%), della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (-13,1%) e della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi (-12,9%).


La produzione industriale nella media dei primi sei mesi del 2012 è diminuita del 7% rispetto allo stesso periodo del 2011, mentre nel trimestre aprile-giugno il calo tendenziale è stato dell'1,7%. La produzione industriale a giugno di quest'anno registra, su base tendenziale, il decimo calo consecutivo. Per avere infatti un dato in crescita, sull'anno, bisogna tornare ad agosto 2011 (+4,8%). Su base congiunturale, invece, nel mese di maggio c'era stato un aumento (+1%) ma, riferiscono all'Istat, si tratta di oscillazioni legate a fattori non significativi. Dati peggiori rispetto a giugno erano stati registrati nel mese di aprile sia su base congiunturale (-2%) sia su base tendenziale (-9,3%).


PIL:-0,7% SECONDO TRIMESTRE, -2,5% ANNUO - Il prodotto interno lordo nel secondo trimestre del 2012 è diminuito dello 0,7% sul trimestre precedente e del 2,5% rispetto al secondo trimestre del 2011. Lo comunica l'Istat nella stima preliminare. Il Pil italiano registra nel secondo trimestre del 2012 la quarta variazione trimestrale negativa su base congiunturale, ovvero sul trimestre precedente. I dati Istat che confermano dunque la fase di recessione per l'economia del Paese. Il calo del Pil nel secondo trimestre del 2012 è, su base tendenziale (-2,5%), ovvero rispetto allo stesso trimestre dell'anno precedente, il peggiore dal quarto trimestre del 2009, quando la diminuzione era stata del 3,5%. La variazione del Pil acquisita per il 2012 è pari all'1,9%. Si tratta della variazione annuale che si otterrebbe in presenza di una variazione congiunturale nulla nei restanti trimestri dell'anno. Nei primi sei mesi del 2012 il Prodotto interno lordo è diminuito, rispetto al secondo semestre del 2011, dell'1,6%. Lo calcola l'Istat mettendo insieme i dati di primo e secondo trimestre 2012.


AUTO: CROLLA PRODUZIONE, A GIUGNO -22,5% ANNUO - Crolla la produzione nel settore dell'auto. A giugno il calo è stato del 22,5% rispetto a giugno 2011, mentre nel semestre la diminuzione tendenziale è del 20,1%.

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sabato 4 agosto 2012

E ci dicevano: «Non sarà come il 1929»

Vi ricordate? Dal 2008 ce lo hanno assicurato tutti: presidenti USA e governanti sciolti e a pacchetti, cattedratici di economia, banchieri, economisti da talk show e giornalisti del settore: «Tranquilli, è arrivata la recessione, ma non sarà come il ‘29».
Ebbene: bisogna ammetterlo, avevano ragione.
È enormemente peggio che nel 1929. Basti compulsare la seguente tabella:





È l’andamento storico del mercato del credito in USA, ossia di come le banche hanno indebitato le famiglie, provocando iperconsumi a credito, boom artificiale e bolle pronte a scoppiare. Anche il Grande Crack del ‘29 fu preparato da un’eccessiva apertura del credito. Ne seguì il terribile decennio della deflazione da dis-indebitamento, con il 30% di disoccupati e il crollo abissale dei consumi, da cui l’America uscì bene o male entrando nella guerra mondiale, grande consumatrice di prodotti invenduti e donatrice della piena occupazione (donne in fabbrica, uomini in linea).


Ma, come mostra il grafico, l’euforia del credito facile che provocò la Grande Depressione, la guerra e le miserie mondiali, è una collinetta, in confronto al’Everest di debiti che il Paese ha accumulato fino al 2008, ossia alla furia indebitatrice del sistema bancario: e la discesa è solo cominciata. Guardate come fu ripida la discesa 1930-40, ossia quanto tragica l’improvvisa restrizione del credito; e provate a immaginare quanto sarà lunga, ripida e dolorosa la deflazione del debito che seguirà: se quella inghiottì una generazione, questa ne inghiottirà due o tre.

L’andamento del grafico non riguarda solo l’America, naturalmente. Ormai una quantità di indicatori economici nel mondo hanno lo stesso andamento: a curva esponenziale.

Dai tassi d’interesse sul debito greco nell’imminenza del default, fino allo spread di titoli pubblici francesi su quelli tedeschi. Vedi sotto.


Le curve esponenziali dicono una cosa ben nota: che il fenomeno che descrivono è insostenibile. Che la sua crescita asintotica non può durare.












Qualunque tecnico, vedendo l’andamento del debito USA, avrebbe potuto prevedere il disastro inevitabile. Così come se il governo Monti fosse davvero fatto di tecnici, sarebbe subìto giunto alla conclusione che il debito pubblico italiano è impagabile, e che dunque si doveva senza indugio trattare coi creditori per ristrutturarlo, invece che tentare una «debt deflation» fatta tutta di tasse che aggravano solo la recessione.



Maurizio Blondet


http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=81382:e-ci-dicevano-lnon-sara-come-il-1929r&catid=83:free&Itemid=100021

Il futuro è una Siria fatta a pezzi?



Si combatte per le strade di Aleppo, città per storia e cultura troppo importante per essere lasciata dal governo nelle mani dei ribelli sunniti. È ad Aleppo che si sta sviluppando la fase più acuta della guerra civile che negli ultimi dieci giorni – con l’assalto (respinto dai governativi) di 5mila ribelli a Damasco – ha subito una drammatica escalation, segnata dall’attentato di una settimana fa che ha ucciso alcuni dei più stretti collaboratori del presidente Bashar Assad.Il nord è l’obiettivo immediato dei ribelli armati che intendono strapparlo al controllo del governo e proclamarlo subito «territorio liberato». Uno sviluppo che segnerebbe una sconfitta forse irreparabile per il presidente siriano. Per questo la battaglia di Aleppo potrebbe rivelarsi persino più cruenta di quella di Damasco. L’esercito ha spostato verso questa bellissima città, patrimonio dell’umanità, migliaia di uomini e decine di mezzi corazzati per respingere l’assalto dell’Esercito libero siriano (Els), la milizia dell’opposizione.Nei combattimenti ad Aleppo i governativi possono contare anche sull’appoggio degli elicotteri ma i ribelli ora hanno armi per contrastare la maggiore potenza di fuoco delle forze armate regolari: razzi anticarro, lanciagranate, migliatrici pesanti, bombe. E sono sempre più motivati, grazie anche allo stipendio mensile che ricevono dagli sceicchi del Golfo, decisi a far cadere il nemico Assad.Proseguono anche le defezioni. Le ultime due riguardano gli ambasciatori negli Emirati e a Cipro che sono passati all’opposizione. Il fenomeno è in crescita ma riguarda in quasi tutti i casi siriani sunniti, a conferma delle caratteristiche sempre più settarie del conflitto. Per questo non sono pochi coloro che vedono una Siria frantumata con la caduta di Assad.Il presidente siriano è ancora in sella ma deve affidarsi sempre di più ai reparti dell’esercito composti in prevalenza da membri della sua setta, quella alawita e sull’appoggio silenzioso della maggioranza dei cristiani. Sa che con l’afflusso continuo di armi destinate ai ribelli, per le forze armate regolari sarà sempre più difficile tenere il controllo delle aree del paese a maggioranza sunnita. È plausibile che, di fronte all’emergere di una entità sunnita più o meno omogenea sotto il controllo dell’Els, Assad sia costretto a trasformare l’ovest del paese, la zona di Latakiya, a maggioranza alawita, in una enclave ben difesa e con l’accesso al mare.Una soluzione resa concreta dal timore che gli alawiti hanno di vendette sunnite in caso di caduta del regime. Per loro sarebbe preferibile la resistenza ad oltranza in un piccolo territorio a una vita sotto il tallone sunnita.Il sostegno degli alawiti è un patrimonio di eccezionale importanza sul quale Assad potrà contare in ogni circostanza. Ha perciò ragione Robert Fisk quando scrive, come ha fatto nei giorni scorsi, che solo la perdita dell’appoggio alawita, alquanto improbabile, può segnare la sconfitta senza appello di Assad.Questo però è solo un pezzo del puzzle della Siria frantumata che rischia di venire alla luce tra qualche mese. Non è solo una teoria la possibilità che le regioni kurde siriane si rendano autonome sul modello del Kurdistan iracheno separato da Baghdad, voluto dagli Usa dopo il primo attacco al regime di Saddam Hussein nel 1991. Ma kurdi sono anche quelli che combattono la Turchia e non è un mistero che Bashar Assad stia dando spazio ed appoggi al Pkk per ricambiare la «cortesia» ricevuta dal premier turco Erdogan, il più rapido ad abbandonarlo e a dare aiuto e accoglienza ai ribelli armati e al Consiglio nazionale siriano (opposizione). Il Pkk potrebbe usare il territorio di una Siria spaccata in più parti per tenere sotto pressione Ankara che, a sua volta, finirebbe per creare una zona cuscinetto in terra siriana come ha fatto negli anni passati al confine con l’Iraq.E il Golan occupato da Israele? C’è chi lo vede trasformato in un contenitore per siriani in fuga dai futuri padroni di Damasco. Israele, in ogni caso, non lo ha ridato al regime baathista e non lo darà a nuove autorità siriane, ammesso che queste ultime intendono chiederne la restituzione.



* www.nena-news.globalist.it










http://www.articolo21.org/2012/07/il-futuro-e-una-siria-fatta-a-pezzi/